(Stefano Berti) Dovrebbe essere la risposta ai problemi dello sport del territorio. Dovrebbe diventare la casa delle associazioni, il punto di riferimento per allenamenti, attività giovanili e nuove discipline. Invece la struttura polivalente dello Stadio Migaghelli è diventata – almeno per ora – il simbolo dell’immobilismo.
I lavori vanno avanti da anni tra rallentamenti, stop, promesse e annunci. E oggi il problema più grande non è soltanto il ritardo, ma l’incertezza totale: la struttura verrà aperta, certo, ma nessuno sa quando. E intanto per le società sportive programmare la nuova stagione è diventata un’impresa quasi impossibile.
C’è chi deve – a breve – iscrivere le squadre ai campionati senza sapere dove allenarsi. C’è chi magari ha conquistato una categoria superiore e rischia di non poterla sostenere dove dovrebbe per mancanza di spazi adeguati. E c’è persino chi, stremato da anni di difficoltà, sta pensando di smettere.
Perché la realtà – diciamolo chiaramente – è molto diversa da quella raccontata nelle occasioni ufficiali. Le strutture sul territorio esistono, ma molte necessitano di interventi, manutenzioni e adeguamenti. In alcune all’aperto rischi di entrare, camminare e addirittura di romperti una caviglia (è successo ad uno spettatore domenica scorsa nel catrame divelto all’ingresso superiore dello stadio degli Ulivi ad Assisi, ndr), in alcune al chiuso, se piove rischi di dover portare addirittura l’ombrello (alla palestra di Rivotorto è stato così per molto tempo, poi gli interventi – dopo ampia richiesta). Spogliatoi da rifare in più casi, situazioni da sistemare. E quelle strutture realmente “belle” e idonee (pochissime, ndr) sono ormai logore, sfruttate senza sosta da mattina a sera, riempite ad ogni ora da società costrette a rincorrere spazi sempre più ridotti.
Eppure si organizzano eventi, manifestazioni e iniziative che danno l’immagine di un movimento sportivo florido e organizzato. Ma dietro quella facciata resta una situazione critica: impianti insufficienti, programmazione carente e associazioni lasciate sole a fare i conti con problemi concreti ogni giorno.
Il caso del Migaghelli è diventato emblematico di questa – quasi – paralisi. In molte società hanno ora riposto lì le proprie speranze: chi per ampliare l’attività giovanile, chi per avere finalmente orari sostenibili, chi semplicemente per poter lavorare in condizioni normali. Invece, ad oggi, l’unica certezza è che la nuova polivalente, a meno di un miracolo, non aprirà a breve.
Nel frattempo continua uno scontro politico infinito. Maggioranza e opposizione si rimpallano responsabilità tra accuse, polemiche e ricostruzioni contrastanti. Ma mentre la politica combatte la sua battaglia, il territorio sportivo resta fermo ad aspettare.
E lo sport non può vivere di promesse o discussioni istituzionali. Le società hanno bisogno di date, certezze e programmazione. Devono organizzare allenamenti, dare risposte alle famiglie, pianificare una stagione. Farlo senza sapere quali spazi avranno a disposizione significa lavorare completamente al buio.
La sensazione, sempre più diffusa, è quella di un’occasione sprecata, perlomeno per ora. Una struttura che avrebbe potuto da tempo rappresentare una svolta vera per il territorio. Oggi invece prevalgono ancora amarezza, stanchezza e sfiducia. E tante domande… “Ma quando sarà pronta? I soldi per finirla ci sono? Lo scheletro è nato, ma gli impianti? Quanto ancora dobbiamo aspettare?”. Questi i quesiti ogni giorno anche verso chi scrive di sport da mattina a sera, impotente nel dare certezze.
E il rischio più grave è che a pagarne il prezzo siano soprattutto i giovani. Perché quando mancano strutture adeguate e una visione concreta, a fermarsi non sono soltanto gli allenamenti: si ferma un intero movimento sportivo. E quindi è ora di muoversi, perché Assisi merita strutture sportive all’altezza. E attualmente, tranne casi isolati, non ce ne sono.
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