(Stefano Berti) All’indomani della disfatta dell’Italia del calcio fuori per la terza volta consecutiva dei campionati del mondo, e dopo le affermazioni discutibili in conferenza stampa del presidente FIGC Gravina – “Il calcio è uno sport professionistico, gli altri sport sono dilettantistici” -, le parole di Irma Testa arrivano come un diretto allo stomaco, precise e senza filtri.
Non è solo uno sfogo personale, ma il grido di chi vive lo sport lontano dai riflettori, dove sacrificio e risultati non sempre coincidono con riconoscimento e guadagni. La pugile azzurra – legatissima ad Assisi dove ha costruito le sue grandi vittorie, ‘Premio Assisi Sport’ della nostra redazione a sottolinearne e celebrarne i trionfi internazionali – prima donna italiana a conquistare una medaglia olimpica nel pugilato, ha risposto con durezza alle dichiarazioni del presidente della FIGC Gabriele Gravina, che aveva distinto il calcio come unico vero “sport professionistico”, relegando gli altri a una dimensione quasi amatoriale.
Irma Testa ribalta completamente questa visione. Rivendica un’idea di professionismo che non si misura in stipendi milionari o sponsor, ma nella dedizione quotidiana, negli allenamenti estenuanti e nella responsabilità di rappresentare un Paese intero. Il confronto con i calciatori – “milionari” ma protagonisti di “brutte figure” – è volutamente provocatorio, figlio di una frustrazione condivisa da molti atleti italiani che eccellono in discipline meno mediatiche.
Il punto centrale del suo sfogo è tutto lì: il paradosso di uno sport italiano che celebra le vittorie olimpiche per qualche giorno, ma poi torna a ignorare chi quelle vittorie le costruisce con anni di lavoro silenzioso. “Mi alleno più di un calciatore, guadagnando meno dei loro cuochi o delle loro tate”: una frase che fotografa una disparità evidente, economica e culturale.
Eppure, nonostante tutto, resta l’orgoglio. Quel “Forza Italia” finale, insieme alla citazione ironica di Toto Cutugno, suona come una dichiarazione d’amore per il Paese, con tutte le sue contraddizioni. Perché se è vero che il calcio catalizza l’attenzione, è altrettanto vero che l’identità sportiva italiana è molto più ampia, fatta di storie come quella di Irma Testa: meno visibili, ma incredibilmente più autentiche.
Foto in evidenza: Mauro Berti ©️BN COM | Immagine di seguito: screenshot Instagram ‘iosonoirmatesta’
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