Ha percorso in Umbria la via del Trasimeno a piedi in soli due giorni anziché nei classici sette. Giulia Ranzuglia, originaria di Treia, in provincia di Macerata è un’esperta di “Ultra Trail”, e la via del Trasimeno l’ha percorsa in coli due giorni. “Ho cominciato ad affrontare qualche percorso dei Cammini da poco, un’opportunità nuova di viaggio che ho avuto la fortuna di scoprire in questo periodo “sospeso” che stiamo tutti vivendo. Sono partita, appena possibile – scrive via Facebook – la scorsa estate (Coast to Coast, Cammino nelle Terre Mutate, Cammino dei Borghi Silenti e Via degli Dei) e sono partita, appena possibile, venerdì scorso (7.5.21) appunto per Passignano sul Trasimeno. Vivo la mia dimensione di cammino forse in maniera poco tradizionalista, alternando tratti di camminata a tratti di corsa leggera che mi permette, dove possibile, di unire qualche tappa ed accorciare un po’ i tempi totali di percorrenza”.
“Con una passione per la corsa su strada e per i trail in montagna (sempre a livelli amatoriali e con tempi da retrovie!) la corsetta fa comunque parte del mio essere, del mio viaggiare, del mio entrare in contatto con la natura ed i paesaggi che attraverso e della sempre genuina meraviglia per la bellezza che ci circonda. La modalità di corsa mi sprona a “lavorare” sull’essenzialità dell’equipaggiamento. Devo ammettere – continua la testimonianza di Giulia Ranzuglia – che portare il necessario per 2/3 giorni in uno zaino da 12 litri mi dà sempre soddisfazione e mi fa quasi da monito per almeno tentare di riportare un po’ di questa essenzialità nella vita quotidiana. Con questo spirito ho iniziato venerdì mattina alle 6 la “mia” Via del Trasimeno con l’obiettivo di chiudere il giro, in qualche modo, entro il giorno dopo, con tappa intermedia a Moiano.
Una prima giornata impegnativa, con alla fine quasi 80km e 2500 metri di dislivello totale. Il Lago a far compagnia per circa metà del percorso per poi lasciare il testimone a vari animaletti di bosco (tante le lepri, un paio di cerbiatti ed il distante grugnito di un cinghiale). Per chi, come me, teme un pochino l’incontro con cani, non ho incontrato nessun gregge o incontrato cani giustamente difensori dei loro territori”.
“Devo ammettere – prosegue – che il momento in cui ho dovuto maggiormente attingere alla determinazione di voler seguire tutto il percorso è stato al bivio verso Città della Pieve, dove, dopo circa 60 km sulle gambe, ho deciso di girare comunque verso Città della Pieve nonostante dover poi ritornare sui miei passi per proseguire verso Moiano. Mai decisione fu più azzeccata, perchè oltre a scoprire un altro spettacolare paesino ho anche scoperto una tra le più belle (e buone!) pasticcerie incontrate in viaggio. Il secondo giorno è iniziato con ovviamente un po’ di stanchezza e si è concluso con circa 60 km e “solo” 500 metri di dislivello grazie ai lunghi tratti lungo le sponde del lago. La stanchezza accumulata e la necessità di tornare a casa il giorno stesso mi hanno fatto optare per concludere il giro “classico” a Punta Navaccia, rinunciando al battello per L’Isola Maggiore (visitata qualche anno fa e che sapevo avrebbe meritato un’altra visita) e optando per un ritorno a Passignano via pista ciclabile perché avevo letto l’ultima tappa essere bella lunga ed impegnativa. Ma forse, inconsciamente, anche una decisione di lasciare un “conto aperto” con il Cammino ed avere l’opportunità di poter tornare presto a finire di scoprire l’intero percorso! La Guida del Cammino si è rivelata veramente utile non solo per la descrizione e programmazione del percorso ma anche per i tanti aneddoti e storie sul territorio (oltre che per un formato molto pratico per viaggiare). Ammetto di non esser stata a conoscenza della battaglia di Annibale e passare sulle sponde del Lago dopo averne letto la descrizione è stata un’occasione per immaginare e quasi “vivere” questo tassello di storia. Importante, secondo me, anche scaricare le tracce GPS – prosegue Giulia Ranzuglia – il percorso è quasi sempre segnato ma avere la mappa a disposizione dà una sicurezza in più”.
“Sono stata accolta con infinito calore ed umanità. E’ stato inoltre bellissimo vedere l’emozione che traspariva dall’entusiamo di poter di nuovo “accogliere” dopo il periodo di stop di questi mesi. Oltre ad un infinito bagaglio di immagini e sensazioni – conclude Giulia Ranzuglia via Facebook – un po’ di malinconia caratterizza sempre la fine di ogni Cammino, è per questo che mi piace pensare che si cammina per continuare a camminare!”. Poi un toccante post scriptum: “Quasi 30 anni fa, da adolescente, ho avuto a che fare con una cisti timica con linfoma di Hodgkin. Leggere le parole di Fabrizio Pepini e seguire il sito web mi hanno fatto ricordare di una lunga (e faticosa!) camminata fatta con i miei genitori per il centro di Roma appena dimessa dall’ospedale con ancora un drenaggio a farmi da compagnia, con il senno di poi e con la consapevolezza di ora sono sicura che quei passi mi abbiano portata molto ma molto lontano. Buon Cammino e buona Vita a tutti!”.
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