(Stefano Berti) C’è una domanda semplice che la politica locale dovrebbe avere il coraggio di porsi: quanto è davvero importante apparire in una fotografia durante un evento sportivo, se poi non si rischia di non conoscere fino in fondo le reali esigenze dei ragazzi e delle società del territorio?
È una riflessione che emerge con forza dopo una lettera arrivata alla redazione di Assisi Sport. Una lettera che, al di là delle polemiche, pone un tema serio: cosa è stato fatto realmente negli ultimi 12-15 anni per le strutture sportive di Assisi e del comprensorio?
Perché il problema non è organizzare un evento, tagliare un nastro o pubblicare una foto sui social. Il problema è capire cosa significhi davvero fare sport oggi. Significa dare ai giovani luoghi adeguati dove allenarsi, crescere, vivere momenti educativi e sociali. Significa offrire alle società strutture all’altezza dei campionati che disputano. Significa avere impianti moderni, funzionali, sicuri.
E invece troppe realtà del territorio continuano a convivere con palazzetti insufficienti o non omologati. Ci sono società che, nel momento in cui raggiungono categorie superiori, rischiano di dover disputare le partite in altri comuni perché ad Assisi non esistono strutture idonee. È questa la normalità che vogliamo accettare?
Basterebbe fare pochi chilometri, visitare altri comuni umbri o anche le regioni confinanti, per rendersi conto della differenza. Esistono palasport moderni, strutture polifunzionali, impianti pensati realmente per lo sport e per i giovani. Qui invece, troppo spesso, ci si accontenta dell’esistente e si continua a parlare di progetti che non arrivano mai a compimento.
Il caso della struttura ferma (o quasi) al “Migaghelli” rappresenta perfettamente questa situazione: annunci, discussioni, dubbi sulle risorse economiche e, soprattutto, la sensazione che ancora una volta si rischi di realizzare qualcosa che non risponderà pienamente alle esigenze di numerose discipline sportive.
E allora forse servirebbe meno autocelebrazione e più umiltà. Perché nessuno mette in discussione l’importanza degli eventi sportivi o delle manifestazioni che vengono organizzate sul territorio. Ma non si può continuare a confondere l’immagine con la sostanza.
Lo sport non vive di fotografie. Vive di palestre aperte, di spazi adeguati, di ragazzi che possono allenarsi senza dover emigrare altrove. Vive di famiglie che fanno sacrifici enormi per permettere ai figli di praticare una disciplina. Vive di società sportive che ogni anno tengono in piedi il movimento tra mille difficoltà.
E c’è un altro punto che merita chiarezza: molte delle strutture utilizzate oggi ad Assisi sono semplicemente palestre scolastiche. Strutture nate per gli istituti e adattate all’attività sportiva extrascolastica. Ma una città che ambisce a essere punto di riferimento non può pensare di vivere soltanto su questo.
Manca una vera visione sportiva comunale. Manca da troppo tempo una scelta coraggiosa e concreta sulle infrastrutture. Questa non è una questione di destra o di sinistra. Non è una battaglia politica. È una questione di responsabilità verso le nuove generazioni.
Perché i giovani non possono essere presi in giro con annunci e passerelle. Ai giovani deve essere data la possibilità reale di fare sport in strutture dignitose. Solo dopo, eventualmente, ci si potrà anche fare una fotografia. Ma prima vengono i fatti. E da troppo tempo, sul fronte delle strutture sportive ad Assisi, i fatti non si vedono.
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