(Stefano Berti) Sabato 28 febbraio, alle ore 15, il campo sportivo si è trasformato in qualcosa di più di un semplice luogo di gioco. In occasione della gara tra gli Esordienti di Petrignano e Angelana, non è stato soltanto il calcio a essere protagonista, ma anche il silenzio, il rispetto e la condivisione di un dolore che ha toccato tutti.
La società Petrignano Calcio, insieme alla formazione Esordienti 2014 guidata dal tecnico Diego Tartaro, e all’Angelana Calcio, squadra avversaria in campo per l’occasione, ha voluto dedicare un momento speciale al ricordo di Domenico, il bambino di Napoli recentemente scomparso a causa di un problema al cuore che ha scosso profondamente l’opinione pubblica. Una tragedia che ha attraversato l’Italia intera, arrivando fino ai cuori dei più giovani.
Prima del fischio d’inizio, il tempo si è fermato. I ragazzi, ancora con gli occhi pieni dell’entusiasmo tipico della loro età, si sono stretti in un raccoglimento composto e sincero. In quegli istanti non c’erano avversari, non c’erano colori diversi: c’era solo il rispetto per un bambino ancora più giovane di loro, un sogno interrotto troppo presto.
Davanti a uno striscione commemorativo preparato per l’occasione, le squadre sono state ritratte in una fotografia che va oltre l’immagine sportiva: uno scatto che racconta vicinanza, sensibilità e valori autentici. Un gesto semplice ma carico di significato, che testimonia come anche nello sport giovanile si possano coltivare empatia e consapevolezza.
Sugli spalti, il silenzio è stato condiviso da genitori, dirigenti e sostenitori. Un silenzio che parlava di fragilità, di quanto la vita possa essere imprevedibile, ma anche della forza di una comunità che si stringe attorno al dolore di un’altra famiglia, anche a distanza di centinaia di chilometri.
Poi il pallone ha ricominciato a rotolare. Le voci sono tornate a riempire l’aria, i passi a rincorrersi sull’erba. La partita si è svolta regolarmente, ma con una consapevolezza diversa. Ogni corsa, ogni passaggio, ogni sorriso aveva un valore più profondo: quello di chi sa che lo sport non è soltanto competizione, ma anche educazione al rispetto, alla solidarietà e alla vita.
La giornata si è conclusa così, con un abbraccio ideale rivolto a Napoli e alla famiglia di Domenico. Perché il calcio, soprattutto a questa età, è prima di tutto un linguaggio universale capace di unire, ricordare e insegnare che, anche nei momenti più difficili, la comunità può fare la differenza.
© Riproduzione riservata

















