È toccante la lettera del capitano del Calcio Palazzo Sergio Rosati all’indomani della gara che avrebbe potuto valere il salto di categoria. Così non è stato, il sogno si è infranto in quel calcio di rigore sbagliato. E a festeggiare è stato il Real Avigliano. La lettera integrale diffusa via social da Sergio Rosati, capitano vero innamorato del calcio:
“Voglio partire da qui, dall’amara fine (dice pubblicando il video del rigore parato dal portiere avversario, ndr). Sono abituato sempre a metterci la faccia e anche stavolta deve essere così. Ieri dopo 120 minuti stremanti, il nostro sogno si è infranto con questo errore che mi ricorderò per tutta la vita. Il sogno di un gruppo di uomini che definire fantastico è dir poco, il sogno di tanti ragazzi e famiglie sugli spalti che una domenica di giugno con 30 gradi sono stati a incitarci tutto il tempo come se non esistesse niente altro, il sogno di uno staff, che è stato sul campo con noi dal 26 luglio andando sopra ogni limite per provare a ragiungere l’obbiettivo finale, e il sogno di una società, dal presidente all’ultimo dirigente, che in fondo ha sempre creduto in noi e ci ha supportato”.
“Non mi fa tanto male l’errore personale, quello tutti mi hanno detto che può succedere (anche se a me sinceramente non doveva succedere)
ma vedere tutti i messaggi arrivati da ieri sera è ancora oggi che cercavano di consolarmi dicendomi parole stupende che forse se avessimo vinto neanche avrei mai letto/ascoltato”. (Continua dopo l’immagine)
“A tutti – prosegue Sergio Rosati – voglio dire che ho messo tutto quello che avevo, purtroppo non è bastato, e a chiunque abbia incrociato il mio cammino quest’anno auguro tutte le soddisfazioni e le vittorie più grandi perché non c’è una persona e dico una persona che lì dentro a quel cancello non se le meritava. Per quanto mi riguarda, mi rimboccherò le maniche sin da oggi perché vorrò riprendere con gli interessi quello che questa stagione non mi ha dato, e non mi importa se sarà Prima Categoria, Promozione, Serie D o Serie A, per me il calcio è una cosa unica e lo continuerò a vivere per sempre cosi, come se lo facessi di mestiere”. Chapeau, capitano.
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